Alam: «Studio con i miei figli»
Fra gli stranieri. Il Bangladese:leggo e scrivo poco ma capisco. Il senegalese: faccio in tempo ad iscrivermi a un corso?
VENEZIA — «Scusi, dovrebbe dirmi dov’è la stazione?». Alam, 40 anni, viene dal Bangladesh. Vive in Italia dal 1999 e lavora in un’azienda metalmeccanica. Lui il permesso a tempo indeterminato ce l’ha già, ormai da più di sette anni. Però sta al gioco e risponde al questionario di livello A2 scaricato da Internet. Bisogna completare delle frasi scegliendo fra tre possibili soluzioni. Il primo quiz lo sbaglia. «La risposta giusta è saprebbe, non dovrebbe». «Ah sì, provo ancora». «La zona in cui vivo è molto tranquilla». Bene, bravo, stavolta ci ha preso. Ha scelto «in cui», a confonderlo c’erano anche «di cui» e «che». Ma non ci è cascato. «Non ho mai fatto corsi di italiano, imparo dai miei figli, facendo i compiti con loro». L’esercizio serve. Amal legge molto più in fretta di Kamaljit, un manovale indiano che abita in Italia da quattro anni. Lui quasi non distingue le parole, fa fatica ad articolare i suoni italiani, però riesce a dare le risposte giuste, se a leggere le domande è qualcun altro.
